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Genetica del Capriolo italico


Recentemente è stata riconfermata l’esistenza, in Italia, di due sottospecie di capriolo europeo: il C. capreolus capreolus, diffuso soprattutto sull’arco alpino, e il C. capreolus italicus descritto già da Festa nel 1925, tipico dell’Italia centro-meridionale.

Questa linea potrebbe avere avuto un’origine più antica o potrebbe essersi distaccata come conseguenza dei movimenti delle popolazioni verso sud durante il tardo Pleistocene (Lorenzini et al., 2002).
Mediante analisi genetiche di campioni raccolti in varie parti d’Italia, popolazioni ridotte di capriolo italico sono state individuate nel Pollino, sul Gargano e nella Tenuta di Castelporziano (Roma). Popolazioni più consistenti sono state riscoperte, invece, nella Toscana meridionale (e nello specifico anche nella Provincia di Grosseto). Ciò ha importanti implicazioni per la conservazione e la gestione dato che i caprioli di queste zone possono essere utilizzati per le operazioni di reintroduzione nel sud dell’Italia dove è ormai quasi estinto (Lorenzini et al., 2002).
Nelle aree centro-meridionali in generale infatti la specie versa in uno stato di conservazione estremamente precario e risulta prioritaria la messa in atto di azioni tese da una parte a salvaguardare i nuclei autonomi residui favorendone l'espansione e dall'altra lo sviluppo di programmi di reintroduzione (Pedrotti et al., 2001).
La reintroduzione del capriolo deve anche essere valutata come opportunità di reinserimento di una specie preda naturale selvatica, nell'ottica di ricostituzione della complessità e funzionalità di sistemi naturali come elemento in grado di favorire la loro stabilità.
Le operazioni legate alla conservazione di una specie, o come in questo caso di una sottospecie, devono essere affrontate anche come un’opportunità per sensibilizzare la popolazione, in particolare bambini e ragazzi, sull’importanza del ripristino della biodiversità negli ecosistemi.

Alla luce di quanto esposto si è quindi proceduto, e tutt’ora si continua a farlo, a:

•    Prelevare e preparare campioni per le analisi genetiche da materiale già acquisito nelle precedenti stagioni venatorie e in quelle in corso per il capriolo.
•    I campioni vengono analizzati dall’Equipe del Dot. Randi dell’ISPRA, ex-INFS, e serviranno per avere una mappatura completa della distribuzione del capriolo italico Capreolus capreolus italicus in Provincia di Grosseto.

RECINZIONE PER CAPRIOLI

La scelta di costruire un recinto per il capriolo italico presso il Podere Santa Lucia si inserisce in un progetto più ampio che mira all’individuazione di una popolazione geneticamente idonea al prelievo a scopo di reintroduzione. Il recinto stesso potrà infatti permettere la divulgazione di questa importante tematica conservazionistica-gestionale e il monitoraggio degli individui presenti. Potranno infatti derivarne informazioni utili alla gestione della specie e alla sua diffusione nelle aree dove è più minacciata.

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